Strutture paravalanghe – Impiegata la malta cementizia Rofix

Da un punto all’altro delle Alpi italiane, il bacino di Plan de La Tour (Valsavarenche), quello di Licony (Cogne), entrambi in Valle D’Aosta e, più lontano, il Monte Luco (Tesimo) in Trentino Alto-Adige, sono i tre siti interessati da interventi paravalanghe in previsione della stagione invernale.

La valanga è il fenomeno che si verifica quando una massa di neve o di ghiaccio, a causa di cambiamenti di clima, dell’azione del vento, o eventuali sollecitazioni, si rompe improvvisamente e precipita verso valle. Nella discesa può coinvolgere la neve assumendo dimensioni sempre maggiori e velocità sempre più intense, per poi finire la sua corsa a valle costituendo un pericolo per persone e abitazioni.

Nel territorio alpino, la splendida neve e le terribili valanghe sono due facce della stessa medaglia: per questo gli interventi costruttivi che hanno interessato Valsavarenche, la zona di Cogne e il Monte Luco rappresentano soprattutto il buonsenso, l’interesse per le persone e la conoscenza della montagna.
La messa in sicurezza delle zone montane a rischio valanghe prevede, tra i vari interventi possibili, la posa di strutture fermaneve che agiscono da stabilizzanti sul manto nevoso.
La superficie innevata esercita una pressione forte che le reti, inserite in un complesso sistema di montanti e ancoraggi, assorbono. Posizionate nella zona di potenziale distacco, gli ombrelli o le barriere fermaneve agiscono sui meccanismi di scorrimento e slittamento del manto nevoso creando un punto in cui la neve non si può muovere.

Nel caso degli interventi compiuti nel bacino di Plan de La Tour (Valsavarenche), nella zona di Licony (Cogne) e sul Monte Luco (Tesimo), gli ombrelli fermaneve sono stati preassemblati a valle e poi trasportati tramite elicottero in quota, nella zona in cui è stato predisposto il posizionamento. Le strutture sono state poi vincolate al terreno tramite ancoraggi a doppia fune metallica, dotati di tubi stabilizzatori e iniettati dal fondo ad uscire utilizzando la malta cementizia RÖFIX 995 Malta per ancoraggi e inghisaggi, scelta per le sue caratteristiche di impermeabilità, alta resistenza al gelo e alla compressione che l’hanno resa particolarmente idonea per tali interventi speciali ad alta quota.
Naturalmente, le maggiori difficoltà che contraddistinguono queste operazioni di messa in sicurezza delle zone montuose derivano dalla pendenza dei versanti su cui si opera e dall’alta quota altimetrica delle cime protagoniste degli interventi. In questi contesti le attrezzature, i compressori e le perforatrici hanno resa minore e, ancora più importante, l’approvvigionamento dei materiali avviene tramite elicottero.

Alcune prove di estrazione degli ancoraggi, sollecitati a campione per verificare che la loro resistenza risponda pienamente ai parametri di sicurezza, hanno completato gli interventi di Valsavarenche, Cogne e Tesimo, tre operazioni in cui la montagna viene preparata ad una vera conquista, quella di poterla ammirare in sicurezza.

Botta e risposta
Rispondono per noi Valerio Segor, direttore della direzione assetto idrogeologico, Regione Autonoma Valle D’Aosta, Ennio Da Canal dell’impresa Ecoval srl, Quart (AO)  e Peter Egger, direttore dell’Ufficio sistemazione bacini montani Sud, Provincia Autonoma di Bolzano

Domanda. Prevenire: parola chiave nell’ambito delle imprese anti-valaghe. Come si arriva a comprendere il punto più adatto per operare un intervento?
Risposta. Il punto più adatto è sempre stabilito in base alla pendenza, all’esposizione del versante e alla scabrezza del suolo secondo indicazioni di direttive tecniche svizzere.
Una volta scelta la posizione della prima fila di reti, le altre vanno posizionate di conseguenza, piccole variazioni sono possibili in relazione al substrato geopedologico.
Dal punto di vista statico e geotecnico sono da preferirsi i siti rocciosi.
I carichi sulle reti e le sollecitazioni sugli ancoraggi dipendono dall’altezza delle stesse e quindi da quella del manto nevoso: si stabiliscono in base a direttive tecniche svizzere. (Peter Egger)

Per determinare il punto di intervento ci si basa sull’analisi di parametri morfometrici dell’area d’interesse: la pendenza, la scabrezza del suolo, identificando il punto più adatto di partenza, sempre iniziando dall’alto rispetto alla zona di cresta.
Alcune variazioni dipendono dalla tipologia di struttura paravalanghe che si vuole inserire.
Si calcola la resistenza alle sollecitazioni sia sulla struttura sia sulle fondazioni, regolandosi secondo i parametri di sicurezza imposti dalla legge e secondo le direttive elvetiche. (Valerio Segor)

Le zone d’intervento sono localizzate a partire dalla sommità dei canaloni predisponendo linee, da monte verso valle, tali da creare una grande superficie di stabilizzazione del manto nevoso.
Le distanze delle file si ricavano utilizzando la tabella di DAVOS CH (direttive FNP) che utilizza parametri quali la pendenza del fronte e la forza esercitata dal peso della neve.
Gli ancoraggi devono resistere ad una sollecitazione pari alla forza che esercita il peso della neve sulla superficie della struttura. (Ennio Da Canal)

D. Cosa significa avere una “cultura della montagna”? Fenomeni catastrofici come le valanghe sono davvero inevitabili?
R. Cultura della montagna significa rispetto per la natura, essere coscienti dei possibili pericoli in modo da evitarli. Interventi di sistemazione sono da prevedersi soltanto dove è indispensabile per l’incolumità della popolazione. Non si può pertanto pensare di evitare i possibili pericoli ma bisogna convivere con essi. (Dott. Peter Egger)

Alcuni fenomeni naturali sono continui e si ripetono nel tempo, altri invece, inaspettati, sono la spinta per migliorare le tecniche di tutela dell’abitato.
Dobbiamo essere consci che approcciarsi al territorio montano significa accettare un rischio calcolato. Il rischio zero non è realtà, neanche con l’esecuzione delle opere.
Di fatto si parla di opere di mitigazione del rischio e non di messa in sicurezza. (Dott. Valerio Segor)

La cultura della montagna nasce dalla sua profonda conoscenza: gli eventi catastrofici, pur mantenendo un fattore di imprevedibilità, si possono in parte prevenire con interventi mirati e programmati. (Ennio Da Canal)

SCHEDA TECNICA Valsavarenche
Committente: Regione Autonoma Val d’Aosta (Direzione assetto idrogeologico dei bacini montani)
– Responsabile: Dott. Valerio Segor
– Cantiere sito in Valsavarenche (h 2600 mt sl/m)
– Responsabile lavori regione: Geom. Claudio Vicari
– Impresa applicatrice: Colajanni-AOSTA Sig. Colajanni
– Perforazioni: n. 715
– Specifiche tecniche: RÖFIX 995 Malta per ancoraggi e inghisaggi – ca. 95 tonn. fornito da Italswiss-Ornavasso resp. Scarin e Case utilizzato con macchina miscelatrice “marmotta” con portata acqua 350 l/h e prova di assettamento sistema di 35 cm
– Trasporto materiale col elicottero Helops

SCHEDA TECNICA Cogne
– Committente: Regione Autonoma Val d’Aosta (Direzione assetto idrogeologico dei bacini montani)
– Responsabile: Dott. Valerio Segor
– Cantiere sito in Cogne località Licony (h 2900 mt sl/m)
– Responsabile lavori regione: Geom. Furio Saravalle
– Impresa appaltatrice: Ecoval srl Quart (AO) – Sig. Mauro Fiou
– Specifiche tecniche: N.Perforazioni: 713 per circa 5 mt prof. con diam. 100 mm riempiti con RÖFIX 995 Malta per ancoraggi e inghisaggi (consumo 95 tonn.)

SCHEDA TECNICA Monte Luco
Committente: Provincia Autonoma di Bolzano
– Responsabile dei lavori: Dott. Peter Egger
– Preposto sul cantiere (capo operai): Sig. Tschöll Manfred
– Cantiere sito a Monte Luco (h 2000 mt sl/m)
– Specifiche tecniche: Röfix 995 Malta per ancoraggi e inghisaggi ca. 60 tonn. fornito da Bauexpert
– Trasporto: elicottero Airway

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