Sicurezza sul lavoro nei luoghi confinati e Incombenze delle imprese

In collaborazione con la rivista Progetto Sicurezza, pubblichiamo un estratto di un articolo di Patrizia Cinquina, esperta e consulente del lavoro, focalizzandoci su un tema molto attuale e di particolare rilevanza:la sicurezza del lavoro nell’ambito degli appalti, che riguardano le attività che coinvolgono più imprese in contesti in cui si possono verificare condizioni ambientali pregiudizievoli per i lavoratori, quali l’attività lavorativa svolta in ambienti confinati e/o inquinati.

Tale scenario evidenzia la forte esigenza di applicare, da un lato, quanto già previsto dalla normativa vigente (d.lgs. n. 81/2008 art. 66) e, dall’altro, di pianificare una specifica azione di monitoraggio e controllo degli appalti di servizio su aree confinate (cunicoli e gallerie, silos, pozzi, cisterne, serbatoi, impianti di depurazione, ecc.), coinvolgendo le amministrazioni pubbliche, le regioni e le parti sociali.

Dapprima si parte dalla necessità di realizzare la cooperazione e il coordinamento tra committenti e appaltatori al fine della predisposizione della sicurezza delle opere e dei servizi da realizzare. Tale obiettivo risulta essere raggiungibile mediante l’elaborazione di uno specifico documento che formalizza tutta l’attività di cooperazione, coordinamento ed informazione reciproca delle imprese coinvolte ai fini dell’eliminazione ovvero della riduzione dei possibili rischi legati all’interferenza delle diverse lavorazioni.

La redazione del DUVRI previsto per i cantieri temporanei e mobili, viene elaborato a cura del committente/datore di lavoro, racchiude le linee guida operative che devono essere seguite dalle imprese e dai lavoratori autonomi coinvolti nelle attività’ oggetto di appalto.

Prima dell’inizio dei lavori il committente, in caso di appalto degli stessi a una impresa o a lavoratori autonomi, deve verificare l’idoneità tecnico professionale e deve fornire precise informazioni sui rischi specifici esistenti nell’area di lavoro ed in particolare, sull’esistenza di condutture elettriche sotterranee o aeree, tubazioni, o altre condizioni che possano determinare pericoli per i lavoratori (art. 90, d.lgs. n. 81/2008).

Se la zona in cui saranno eseguiti gli scavi è interessata da canalizzazioni di servizi urbani, il datore di lavoro deve attingere informazioni al fine di evitare interferenze con tali reti. Lo scavo deve essere preceduto da un sopralluogo che accerti la natura del terreno (terreni stabili o instabili, asciutti, umidi o bagnati, ecc.), e se necessario devono essere stabilite le opere di difesa da approntare e le relative modalità di esecuzione.

In questo caso occorre effettuare l’informazione, affinché venga accertato la natura del terreno.
Qualora lo scavo rivesta notevole importanza e complessità, si rende necessaria la redazione di un apposito programma, che può essere preceduto, se necessario, da indagini geognostiche.

Il programma deve prevedere sia le caratteristiche di sviluppo dello scavo, sia le difese che debbono essere approntate durante l’esecuzione dei lavori, onde garantire la sicurezza dei lavoratori impegnati.

Le fasi di lavoro devono essere riportate nel piano di sicurezza, con l’indicazione, tra l’altro, del macchinario da usare, della tecnica di scavo da seguire, del profilo da realizzare e delle difese provvisorie e definitive che devono accompagnare la realizzazione dello scavo. A questo punto occorre effettuare la cooperazione ed il coordinamento.

L’articolo 118 del d.lgs. n. 81/2008 (Lavori di splateamento e sbancamento) fornisce le seguenti precisazioni:
1. nei lavori di splateamento o sbancamento se previsto l’accesso di lavoratori, le pareti delle fronti di attacco devono avere una inclinazione o un tracciato tali, in relazione alla natura del terreno, da impedire franamenti. Quando la parete del fronte di attacco supera l’altezza di m. 1,50, è vietato il sistema di scavo manuale per scalzamento alla base e conseguente franamento della parete;
2. quando per la particolare natura del terreno o per causa di piogge, di infiltrazioni, di gelo o disgelo, o per altri motivi siano da temere frane o scoscendimenti, deve essere provveduto all’armatura o al consolidamento del terreno;
3. nei lavori effettuati con mezzi meccanici deve essere vietata la presenza di lavoratori nel campo di azione delle macchine e sul ciglio del fronte di attacco;
4. il posto di manovra dell’addetto all’escavatore, quando questo non sia munito di cabina metallica, deve essere protetto da un solido riparo;
5. ai lavoratori deve essere fatto esplicito divieto di avvicinarsi alla base della parete di attacco e le zone di pericolo debbono essere opportunamente segnalate e delimitate.

Particolare attenzione deve essere prestata in caso di presenza di linee elettriche aeree o sotterranee. Qualora il mezzo debba operare in prossimità di linee elettriche o di impianti con parti attive non protette, è necessario prendere provvedimenti per evitare contatti accidentali con i conduttori elettrici (mettere fuori tensione e in sicurezza le parti attive per tutta la durata dei lavori, ovvero posizionare ostacoli rigidi che impediscano l’avvicinamento alle parti attive, mantenere in permanenza persone e ogni altra attrezzatura, escavatore compreso, a distanza di sicurezza), e darne informazione all’esercente la linea elettrica (artt. 83 e 117 del d.lgs. n. 81/2008).

Si sottolineano che le carenze prevenzionistiche di maggiore rilievo attengono
1. alla mancata adozione delle più elementari misure di prevenzione e protezione,
2. a una carente o del tutto mancante azione di formazione ed informazione dei lavoratori,
3. a una insufficiente e non efficiente gestione delle emergenze,
4. all’assenza o carenza di idonee informazioni e del coordinamento tra datore di lavoro committente e le imprese e/o i lavoratori autonomi che operano nelle aree confinate,

e infine

– alla mancata consapevolezza dell’esistenza, nei luoghi oggetto di appalto, di rischi letali per gli operatori.

 

Articolo di Patrizia Cinquina

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