Produzione e mercato di macchine per costruzioni, lo studio Cribis D&B-Unacea e i dati di settore europei

Nel 2011 il ricavo globale dell’industria italiana delle macchine per costruzioni è cresciuta del 6,4% rispetto al 2010. Lo rivela lo studio di Cribis D&B, società specializzata nelle business information, condotto per Unacea e presentato oggi durante il Construction equipment day svoltosi alla fiera Ecomondo di Rimini. La somma dei bilanci appena depositati dalle aziende italiane produttrici di macchine per costruzioni individua nel 2011 un valore complessivo di 2.699 milioni di euro, ovvero il 42% in meno rispetto all’anno di picco del 2008.

 

Al livello di sottosettore le macchine movimento terra registrano un ricavo complessivo di 940 milioni di euro (-6% rispetto al 2010); 593 milioni di euro (-19,2%) vanno alle macchine per la perforazione; 474 milioni di euro (2,1%) ai macchinari per il calcestruzzo; 287 milioni di euro (-6,5%) alle macchine stradali; 117 milioni di euro (-0,8%) alle gru a torre; 68 milioni di euro (- 15,2%) alle macchine per la preparazione degli inerti; 237 milioni di euro (+8,2%) alle attrezzature. Lo studio evidenzia inoltre come dal 2007 il trend dei pagamenti puntuali nel comparto dell’edilizia, che è il settore di maggiore assorbimento di macchine per costruzioni, si sia ridotto dal 60,6% al 41,8% (dato del terzo trimestre 2012).

 

I dati della produzione industriale italiana sono stati parzialmente sostenuti dalle esportazioni che nel 2011 sono cresciute del 23% con (circa 2.226 milioni di euro), continuando a salire anche nell’ultima elaborazione Unacea condotta su dati Istat per il periodo gennaio-luglio 2012 che ha registrato 1.604 milioni di euro di esportazioni con una crescita del 15,6% rispetto allo stesso periodo del 2011.

 

Ancora in discesa invece il mercato italiano delle macchine per costruzioni che nei primi nove mesi del 2012 ha totalizzato 5.407 macchine vendute, con un calo del 29% rispetto allo stesso periodo del 2011. “Abbiamo toccato il punto più basso da quando sono state istituite le rilevazioni statistiche nel 1980 – dichiara Alberto Caletti, consigliere di Unacea intervenuto al convegno – ma dal governo non arriva nessun segnale d’attenzione. E’ assurdo che lo stesso recente decreto sul ritardo dei pagamenti valga solo a partire dal 2013 e sembri non riguardare i lavori pubblici.”

 

Al Construction equipment day è intervenuto anche Marco Prosperi, segretario di Assodimi (l’associazione dei distributori e noleggiatori di macchine industriali), presentando i dati del noleggio in Italia che nel 2011 ha realizzato un volume di affari di 1,5 milioni di euro con un decremento del 11,8% rispetto al record storico del 2007. La stima di Assodimi a fine anno è di una flessione del fatturato di un ulteriore 10% rispetto al 2011. Il 2013 potrebbe vedere possibilità di miglioramento anche se i mancati pagamenti della pubblica amministrazione minacciano drammaticamente la sopravvivenza di molte aziende.

 

Secondo le stime del Cece (l’associazione europea dei produttori di macchine per costruzioni cui aderisce Unacea) a fine 2012 la produzione di settore in Europa, dopo il crollo del 2009, dovrebbe raggiungere i 25 miliardi di euro, con una crescita del 6% rispetto al 2011. Le aspettative delle aziende di settore tendono ad essere negative per il futuro. I principali mercati del continente, ad eccezione della Russia e della Turchia, rimangono connotati negativamente. “Il deteriorarsi delle aspettative tra i produttori europei – dichiara Valentina Mauri, responsabile public affairs & communication del Cece – rende ancora più necessaria la battaglia che conduciamo a Bruxelles per far capire che l’industria europea va difesa e sostenuta al fine di non disperdere il suo know how tecnologico e il suo volume occupazionale. A tal proposito un tema molto importante è la sorveglianza di mercato, dove anche gli stati nazionali, e l’Italia tra questi, devono fare di più, fornendo agli enti preposti al controllo strumenti e risorse adeguate per eliminare la presenza sul territorio di macchinari non conformi a tutte le normative in materia di sicurezza e rispetto ambientale. Tali normative implicano enormi investimenti per le aziende e non possono quindi esser rispettate solo da alcuni senza creare una situazione di concorrenza sleale.”

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