Problemi operativi nell’uso dei Dpi

Concludiamo la ricca panoramica dedicata da impresedili.it ai dispositivi di protezione individuale con un approfondimento a cura dell’arch. Paola Antoniotti sui problemi operativi dei dpi che più di frequente possono incontrare gli utilizzatori e il datore di lavoro durante l’uso e la gestione.

Come è noto, la marcatura Ce non è sinonimo di garanzia di qualità ma significa, semplicemente che il dispositivo possiede almeno i requisiti essenziali di salute e di sicurezza.
Il datore di lavoro, per poter effettuare una scelta adeguata, dovrà disporre di tutti gli elementi necessari che gli permettano di fare una giusta valutazione delle caratteristiche del Dpi confrontandole con quelle a lui necessarie.
Tali elementi li fornisce il fabbricante attraverso la specifica nota informativa che accompagna ogni Dpi, nella quale sono riportati tutti i requisiti che caratterizzano il dispositivo, comprese le limitazioni e le istruzioni per un corretto impiego.
Il fabbricante non ha responsabilità in merito all’idoneità ed all’adeguatezza del dispositivo rispetto alle condizioni reali presenti sul posto di lavoro, salvo che queste ultime siano perfettamente identificabili con le condizioni prevedibili di impiego da lui ipotizzate in fase di progettazione. È dunque l’acquirente che si deve preoccupare di effettuare la scelta più idonea.

Il fabbricante si impegna ad ottenere i massimi livelli prestazionali del proprio prodotto, in funzione alle condizioni di impiego ipotizzate ed a garantire nel tempo la conformità delle caratteristiche del prodotto al prototipo che ha ottenuto la certificazione.
Ai fini della rispondenza ai requisiti essenziali, il fabbricante deve verificare, in proprio e/o tramite gli organismi di certificazione, che il proprio prodotto non abbia caratteristiche tali da diventare a sua volta causa di rischio e, nel caso di progettazione di diversi Dpi destinati a proteggere contemporaneamente da più rischi, che questi ultimi siano compatibili tra di loro e mantengano, durante l’uso, le specifiche caratteristiche di protezione previste per il singolo rischio.
Dunque per l’acquirente, datore di lavoro, non è sufficiente orientare la propria scelta su un dispositivo che abbia la marcatura Ce ma occorre verificare le caratteristiche che lo stesso possiede in base alle esigenze di utilizzo. Un esempio a tal proposito può essere rappresentato dalla necessità di acquistare una calzatura che protegga dalla perforazione della suola, a seguito della valutazione del rischio effettuata. Sul mercato è reperibile una vasta gamma di calzature di protezione, regolarmente contrassegnate Ce, che non sono dotate di soletta antiperforazione. Quindi è consigliabile fare una richiesta ben precisa al rivenditore, evidenziando le caratteristiche imprescindibili che deve avere il dispositivo.
Il problema che può avere l’utilizzatore consiste nel fatto di dover interpretare i diversi livelli prestazionali previsti dalle parecchie norme armonizzate per i Dpi di una stessa categoria. Ecco perché si consiglia di valutare attentamente le informazioni fornite dal fabbricante e di chiedere conferma al rivenditore sulla correttezza della scelta effettuata.

Le difficoltà che si riscontrano nel far accettare ai lavoratori i Dpi sono molte così come le motivazioni che portano a questi comportamenti di rifiuto. Una modalità che può risultare vincente da parte del Rspp o del datore di lavoro stesso impegnato nella difficile “opera di convincimento” è rappresentata dal prospettare alla persona che si rifiuta di utilizzare una protezione, le conseguenze di un eventuale infortunio. Quali sono le prospettive di vita legate a “lesioni gravi e di carattere permanente”? Siamo così sicuri di essere esentati da tali accadimenti? Non vale forse la pena proteggersi, sopportando i fastidi impliciti nell’uso delle protezioni, piuttosto che rischiare di rovinarci la vita? 
È anche importante “dare il buon esempio” e questo vale per tutte le figure che frequentano il cantiere, dal responsabile al direttore dei lavori, dal coordinatore al datore di lavoro, ma anche e soprattutto dal caposquadra che con il suo comportamento può influenzare gli operai che coordina. Anche ai visitatori (fornitori, eventuali acquirenti) verrà richiesto l’utilizzo di elmetti (che verranno tenuti appositamente in baracca).
L’allegato VIII del t.u. può essere un buon riferimento per la valutazione dei rischi derivanti dal dispositivo e dall’uso del dispositivo. Si riporta come esempio un parte della tabella 6 dell’allegato stesso che analizza le calzature per uso professionale.

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Per ulteriori informazioni
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