Novità sulle attività estrattive

Il Ministro dell’interno Roberto Maroni ha firmato una direttiva sui controlli antimafia indirizzata ai prefetti illustrandone i contenuti e gli obiettivi nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi lo scorso giugno.

Il documento riguarda i controlli sulle attività imprenditoriali soggette ad appalto pubblico legate alle cave, ossia gli impianti di estrazione: gestione del ciclo del calcestruzzo e degli inerti, trasporto terra, smaltimento in discarica dei residui di lavorazione e dei rifiuti, servizi di guardiania, cottimi, noli a caldo e a freddo.

Viene citato l’art. 12, comma 4, d.P.R. 252/1998 che prescrive, per gli appalti di valore pari o superiore alla soglia comunitaria, l’obbligo delle stazioni appaltanti di informare tempestivamente il Prefetto della pubblicazione del bando di gara.

Conseguentemente il Prefetto avvierà un accertamento preliminare sulle imprese locali per il quale il rischio di infiltrazione mafiosa è ritenuto maggiore; a tal fine i Prefetti dovranno avviare una decisa azione di monitoraggio sulle cave avvalendosi del Gruppo interforze.
Tale forma di controllo è da estendere anche ad altre attività permeabili al pericolo di condizionamento mafioso, tra cui quelle legate al ciclo del calcestruzzo e degli inerti, i cottimi e i noli a caldo e a freddo, il trasporto terra, lo smaltimento in discarica dei residui di lavorazione e dei rifiuti, i servizi di guardiania, ecc.

Infine, vengono indicati ulteriori strumenti preventivi con i quali si tende ad eliminare il rischio mafioso, quale ad esempio la sottoscrizione di protocolli di intesa contenenti, tra l’altro, l’obbligo della stazione appaltante di prevedere nel bando di gara che le imprese comunichino alla stazione stessa l’elenco delle imprese coinvolte nel piano di affidamento con riguardo alle forniture e ai servizi di cui alla scheda tecnica contenuta nella direttiva in oggetto, nonché ogni eventuale variazione.

Si tratta di attività, ha spiegato il ministro, “a valle della fase di aggiudicazione” ma particolarmente esposte al rischio di infiltrazione da parte delle cosche locali che, soprattutto in determinate zone, esercitano di fatto una specie di monopolio, in ciò condizionando tutti gli aspetti dell’approvvigionamento dei materiali.

La direttiva emanata da Maroni – proposta nel corso dell’ultima sua audizione in Commissione parlamentare Antimafia – si muove sul terreno della prevenzione e proprio per questo consentirà “un’azione precisa e forte per la formazione delle cosiddette white list”, già impiegate per gli appalti legati alla ricostruzione dopo il terremoto in Abruzzo e all’Expo 2015 a Milano.

Fondamentale per l’individuazione di queste imprese affidabili è, secondo Maroni, la collaborazione, già avviata, tra Ministero dell’interno, prefetture e associazioni di imprese attraverso il sistema pattizio dei protocolli, che la direttiva punta a valorizzare. L’impianto della direttiva si aggiunge al complesso di strumenti messi in campo dal Piano straordinario contro le mafie approvato dalla Camera dei Deputati nel maggio scorso.

Le clausole da inserire nei protocolli, nei bandi e nei documenti di gara
– Previsione dell’obbligo, a carico dell’appaltatore, di comunicare alla stazione appaltante l’elenco delle imprese coinvolte nel piano di affidamento con riguardo alle forniture e ai servizi di cui all’allegato 1 nonché ogni eventuale variazione dello stesso elenco, successivamente intervenuta per qualsiasi motivo;
– Previsione dell’obbligo, a carico della stazione appaltante, di comunicare al Prefetto l’elenco delle imprese di cui al punto 1 al fine di consentire le necessarie verifiche antimafia di espletarsi anche attraverso il ricorso al potere di accesso ai cantieri di cui all’articolo 5-bis del decreto legislativo 490/1994;
– Previsione della clausola risolutiva espressa – da attivare in caso di informazioni positive – al fine di procedere automaticamente alla revoca dell’autorizzazione del subcontratto e alla automatica risoluzione del vincolo;
– In caso di automatica risoluzione del vincolo previsione di una penale, pari al 10% del valore di subcontratto, a titolo di liquidazione forfetaria dei danni, salvo il maggior danno.

I Protocolli d’Intesa: le clausole da inserire negli accordi di legalità
– Tutti gli affidamenti a valle dell’aggiudicazione principale devono essere subordinati all’acquisizione delle informazioni antimafia.
– Per i sub-contratti di importo inferiore a 150mila euro la relativa autorizzazione può essere rilasciata previa esibizione del certificato camerale con l’apposita dicitura antimafia.
– Le verifiche e l’acquisizione delle informazioni antimafia devono essere estese anche alle tipologie di prestazioni non inquadrabili nel subappalto e oggetto della direttiva.
– Previsione dell’obbligo per la stazione appaltante di valutare le cosiddette informazioni supplementari atipiche ai fini del gradimento dell’impresa subaffidataria ai fini della revoca e del recesso.

Fonte Aniem

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