Mercato del cemento in Italia. La nota trimestrale 2011

Da oltre 50 anni l’AITEC rappresenta e tutela gli interessi dei produttori di cemento, proponendosi come punto di riferimento nel dibattito sulle tendenze del mercato e sull’evoluzione tecnico-normativa del settore cementiero. Recentemente l’Associazione ha diffuso la nota trimestrale dell’andamento del mercato del cemento. Nell’articolo proponiamo la sintesi, rimandando al testo integrale (disponibile in pdf) per chi volesse approfondire

Consumi di cemento
L’industria del cemento risente della stagnazione preoccupante delle costruzioni e non coglie il faticoso recupero dell’economia che è trainato essenzialmente dall’export. Il primo trimestre 2011 ha registrato un lieve rimbalzo nei consumi di cemento (+2,0%) che non configura, tuttavia, l’auspicata ripresa del mercato. La stima per il secondo trimestre 2011 (-2,6%) annulla infatti il timido rimbalzo del primo trimestre. Dopo aver raggiunto un valore di consumo massimo di quasi 47 milioni di tonnellate all’anno, il mercato oggi ristagna su valori molto contenuti, intorno ai 33 milioni. Forti segnali di crisi vengono ancora intercettati da tutti i comparti delle costruzioni e caratterizzano questa fase di mercato che può essere definita piatta e senza slanci su volumi molto bassi.

Costo energia
Il forte rincaro dei prezzi delle materie prime energetiche e la speculazione internazionale contribuiscono a determinare, per il settore cementiero, risultati economici deludenti per il primo trimestre 2011. Dall’inizio del 2010 si è assistito ad una forte accelerazione del costo dei combustibili con incrementi nell’ordine dell’80%. Il prezzo del pet-coke di petrolio, il combustibile maggiormente usato dall’industria cementiera, è quasi raddoppiato, passando da 79 a circa 120 €/t nel periodo compreso tra gennaio 2010 e marzo 2011. Questo drammatico incremento, da solo, si traduce in circa 5 € di aumento del costo di produzione di 1 t di cemento. Il costo dell’energia, sia termica che elettrica, è ritornato ai massimi storici di fine 2008.

Combustibili alternativi
In un contesto europeo che presenta un livello medio di sostituzione calorica, attraverso combustibili alternativi, del 19,4%, la media dell’industria cementiera italiana è di poco superiore al 7%, con un recupero di sole 280.000 tonnellate di rifiuti e la sostituzione di appena 180.000 tonnellate di combustibili fossili di importazione. Le cementerie della Germania, paese storicamente sensibile alle tematiche ambientali e dotato di una legislazione tra le più restrittive in materia di emissioni, raggiungono percentuali di sostituzione calorica dei combustibili fossili che sfiorano il 60%. L’ammissibilità dei rifiuti quale fonte energetica alternativa all’interno di un processo industriale controllato e certificato creerebbe le condizioni per la nascita e lo sviluppo di quella green economy che altrove è stata foriera di sviluppo e nuova occupazione. Il vantaggio economico non è solo per l’industria che risparmia sul costo dell’energia, ma anche per la comunità, perché la valorizzazione in cementeria è più economica, non consuma suolo e non produce rifiuti solidi a fine processo.

Redditività del settore
Dall’analisi congiunta delle dinamiche dei ricavi e dei costi operativi emerge chiaramente un primo trimestre 2011 peggiore del corrispondente periodo del 2010. Queste stime hanno trovato sostanziale conferma nei risultati di bilancio delle principali aziende cementiere quotate in borsa. Dai massimi livelli di mercato registrati nel 2006, l’industria cementiera ha perso il 28% in termini di volumi e il 36% in termini di fatturato.

Confronto con industria e costruzioni
Dai livelli pre-crisi la produzione di cemento si è assestata ad un 30% in meno, mentre i livelli produttivi delle costruzioni accusano una perdita di “solo” il 20%. Nell’ultimo trimestre esaminato si evidenzia quanto la “forbice” si vada allargando in particolare tra i livelli di produzione delle costruzioni e quelli del cemento. Gli incentivi per le ristrutturazioni (il 36% e il 55%), unica nota positiva nel panorama delle costruzioni, non sembrano quindi tradursi in volumi di cemento consumati sul mercato. La dinamica della produzione industriale invece sembra confermare un incoraggiante recupero dai livelli minimi (+10%). L’auspicio è che questa faticosa risalita si consolidi con un incremento degli investimenti e con volumi aggiuntivi di attività per l’edilizia non residenziale, comparto in forte crisi. L’analisi delle determinanti di queste dinamiche così differenziate, fa emergere quanto la crescita industriale sia trainata dai settori maggiormente dedicati all’export e le costruzioni dagli incentivi al rinnovo e alla ristrutturazione.

Nota Trimestrale Mercato del Cemento in versione integrale

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