Macchine movimento la terra, la crisi di mercato non sembra finire mai

Per capire lo stato di salute in cui versa l’industria italiana delle costruzioni bisogna guardare soprattutto la situazione del comparto delle macchine movimento terra. Da sempre, infatti, l’andamento delle vendite delle macchine impiegate nei cantieri, nelle manutenzioni stradali, negli interventi di sistemazione territoriale costituisce il principale termometro che consente di misurare se la crisi profonda in cui versa il settore dell’edilizia registri qualche segnale di controtendenza.

 

Una dinamica positiva di questo particolare mercato, infatti, rappresenta il primo iniziale indicatore che qualcosa è destinato a cambiare, trattandosi di strumenti necessari all’attivazione di nuovi cantieri. Purtroppo, come rivelano i dati raccolti da Ascomac Cantiermacchine relativi al primo trimestre di quest’anno, il difficilissimo momento delle costruzioni è destinato ancora a durare. Nei primi tre mesi del 2012, infatti, si registra mediamente una contrazione delle vendite di macchine movimento terra  pari ad oltre il 21% rispetto allo stesso periodo del 2011. Un calo che va ad aggiungersi al trend negativo che ha colpito il comparto dal 2007 al 2011 registrando una contrazione della domanda di questi macchinari del 65%.

 

“Questo è un momento molto delicato, per il nostro Paese e per tutta l’Europa. La crisi ha colpito il nostro settore, in particolare fin dal 2008, pur essendo un motore ed un volano di sviluppo per tutto il comparto delle costruzioni”, ha dichiarato la presidente di Ascomac Elisa Cesaretti. “Le nostre imprese – ha aggiunto – costruiscono strade, edifici, estraggono le materie prime per l’industria, sono le più vicine alle risorse della nostra Terra. Per questo, nonostante la crisi, ci stiamo impegnando in due direzioni: da un lato indirizziamo le attività verso l’innovazione tecnologica, l’alta efficienza di macchine ed impianti, l’elevata formazione e quindi professionalità delle maestranze dirette ed indirette, la semplificazione burocratica, un sempre più elevato standard di sicurezza sul lavoro, sulla qualità di materiali ecosostenibili ed efficienti; dall’altro – ha ripreso Cesaretti – tendiamo alla costruzione di un cantiere a impatto energetico ed ambientale quasi zero,oltre che alla riduzione fino all’eliminazione degli infortuni, ad una burocrazia più snella nel pieno rispetto della legge e della sicurezza”.

 

Lo scenario che emerge dalla rilevazione di Ascomac Cantiermacchine evidenzia la prosecuzione della contrazione della domanda per la maggior parte delle macchine per i cantieri edili: escavatori cingolati sopra le 6 tonnellate (-24,8%), Skid Loaders gommati (-49%);  i miniescavatori hanno avuto un calo minore (-18,1%) cosi come le pale gommate (-14,61%) e  i tracked loaders (-25%).

 

Da segnalare il dato positivo e delle terne (+38,9%), e degli escavatori gommati (+ 9,4%) macchine, queste ultime, prevalentemente utilizzate in settori diversi dall’edilizia. Si tratta di un fattore difficile da interpretare e che sembrerebbe indicare l’esistenza di nicchie di mercato collegate a mercati come la demolizione o il recupero dei rifiuti, così come ad alcuni comparti agricoli nei quali dopo molti mesi si registra una inversione di tendenza.

 

Anche se le dinamiche relative ai “telescopici” (che si sono ridotti di oltre un terzo rispetto allo stesso periodo del 2011) non sembrerebbero indicare un reale cambio di rotta neppure nel settore dell’agricoltura. A confermare, invece, il permanere del difficile momento delle costruzioni, vi sono i dati relativi alle  macchine destinate ai lavori stradali dove si raggiungono livelli critici con riduzioni, come nel caso dei rulli, di oltre il 28%. Si tratta di un segnale evidente della mancanza di opere importanti legate alla viabilità oltre che della difficoltà degli Enti Locali di reperire fondi per i lavori di ripristino dei manti stradali.

 

Secondo l’associazione aderente a Confcommercio e a Federcostruzioni si esce dalla crisi creando le condizioni per la riattivazione della domanda. “In questa direzione”, ha aggiunto il presidente di Ascomac Cantiermacchine Marco Bersellini, “appare essenziale il ruolo dello Stato e di una ripresa della domanda pubblica. È necessario in primo luogo immettere liquidità nel sistema. Le azioni da perseguire sono due:. da un lato le Amministrazioni Pubbliche debbono  pagare i propri debiti e i tempi dei pagamenti debbono essere ridotti a norma di legge, permettendo alle aziende di reperire le risorse necessarie per il loro sviluppo e la loro sostenibilità. In secondo luogo diventa essenziale investire nella sicurezza del territorio e nel riassesto idrogeologico, una necessità per il Paese e un mercato che potrebbe costituire una importante leva per la riattivazione della domanda”.

 

Per il vicepresidente di Ascomac Cantiermacchine Andrea Elli occorre anche ”riavviare gli investimenti in opere pubbliche, soprattutto piccole e medie, puntando ad un piano di riqualificazione delle città, perseguendo il virtuoso obiettivo di un più rapido utilizzo delle risorse già stanziate e un allentamento dei vincoli dettati dal patto di stabilità interno”.

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