Leasing e impianti fotovoltaici

La prassi operativa ha enucleato, nell’ambito degli oggetti del leasing in esame, quello relativo ad impianti fotovoltaici, e quindi ad impianti che sfruttano l’energia solare per la produzione di energia elettrica.

Le peculiarità di tale leasing sono molteplici e derivano, innanzitutto, dalla collocazione degli stessi impianti, i quali, per una maggiore efficienza ed un minore impatto estetico sono solitamente allocati sui tetti degli edifici e quindi, nella specie, su tetti di edifici pubblici determinando, ai fini del regime dell’area, problematiche consimili a quelli del leasing di completamento con la rilevante differenza, tuttavia, che nel leasing di impianti fotovoltaici l’impianto non è necessariamente a servizio dell’edificio su cui è installato e quindi non dovrebbe considerarsi al pari di altri impianti (come quello elettrico o quello termico) un bene immobile, risultando, piuttosto, un bene separato e separabile.

Anche il regime dell’eventuale riscatto è diverso poiché, trattandosi di impianti tecnologici in continua evoluzione e relativamente agevolmente amovibili, la stazione appaltante ha scarso interesse al riscatto o, quantomeno, può avere interesse ad un riscatto solo ad un prezzo assai contenuto che tenga anche conto della prevedibile sostituzione dell’impianto stesso con uno maggiormente avanzato e quindi anche dei costi della rimozione del preesistente.

La rilevanza dell’impianto rispetto alle opere «civili» e quindi ai lavori occorrenti per il suo montaggio (o installazione) potrebbe inoltre, a seconda delle relative incidenze, qualificare il contratto in esame come fornitura trovando quindi attuazione la seconda parte dell’art. 160-bis, c. 1 del Codice e quindi riportando il rapporto in esame, anche dal punto di vista sostanziale, ad una fornitura piuttosto che ad un appalto di lavori (1).

Va notato, peraltro, che tale oggetto risulta ormai pacificamente ammesso anche dal giudice contabile nell’ambito del leasing in esame pur con le cautele derivanti dalla compatibilità del contratto con il patto di stabilità (2).

Articolo dell’avv. Stefano Sorrentino

Note
1. Ciò avrebbe rilevantissime conseguenze non solo sulla disciplina del relativo affidamento, che dovrebbe essere quella della fornitura e non dell’appalto di lavori, ma soprattutto in caso di fallimento del programma contrattuale non potendo trovare applicazione le norme dettate per l’appalto di lavori..

2. V. C. Conti, sez. contr. Abruzzo, del. 18 gennaio 2011, n. 2 e  C. Conti, sez. contr. Lombardia, del.  28 maggio 2010, n. 626.

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