Filiera idrotermosanitaria: cauto ottimismo per il futuro

Cauto ottimismo. Possiamo definire così il mood con il quale il settore dell’idrotermosanitario guarda al prossimo futuro. La strada da fare è ancora lunga: basti pensare che nel 2012 quasi la metà delle aziende del comparto (48,9%) aveva chiuso l’esercizio con il segno meno. Anche il 2013 non porterà novità significative, ma almeno si assiste a un cambiamento della tendenza al ribasso.

 

Le previsioni per l’anno in corso, infatti, vedono il 35,5% attendersi una chiusura di anno negativa, mentre un 37,8% prevede una sostanziale stabilità e un 26,7% si attende una crescita. Una situazione di spaccatura delle imprese su tre fronti, che si traduce anche in una visione incerta sul futuro prossimo del mercato: per il triennio 2014-2016, il 35,1% si aspetta una crescita mentre la stessa percentuale non crede invece che la situazione potrà cambiare; apertamente pessimista il 29,8% delle imprese. Tra le imprese più ottimiste quelle con fatturati inferiori ai 0,5 milioni di euro.

 

Queste le principali evidenze emerse dall’indagine condotta sul comparto da Senaf in occasione di Proenergy+ Bari, l’evento professionale dedicato all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili, che si terrà dal 21 al 23 novembre presso la Fiera del Levante di Bari, dalla quale risulta però che, nonostante la situazione, ben il 40,2% delle imprese si dice soddisfatto dell’attuale andamento aziendale.

 

“La nostra indagine fotografa un comparto in difficoltà, che dopo le perdite degli ultimi anni sembra aver trovato con il 2013 un primo timido segnale di miglioramento sul fronte dei fatturati, con una riduzione del 13% di imprese che avranno una chiusura a segno meno – commenta Emilio Bianchi, direttore di Senaf – La spaccatura delle imprese nei confronti del futuro del comparto dimostra come sia necessario creare momenti di incontro dedicati agli operatori per spiegar loro le opportunità offerte da alcune nicchie di business da esplorare, come quelle legate all’impiantistica dell’efficienza energetica e dall’integrazione dei sistemi”.

 

Esistono però alcuni fattori particolarmente critici che ostacolano il normale svolgimento delle attività, come la difficoltà di farsi pagare (indicata dall’85,8%) e i tempi di pagamento (84,5%): su questo fronte, l’indagine evidenzia che l’85,1% delle imprese deve attendere 30 giorni o più dalla scadenza pattuita per riscuotere i propri crediti commerciali, con la conseguenza che per 7 aziende su 10 i tempi medi di incasso sono pari o superiori ai 90 giorni. Tra le criticità sono segnalate anche alcune variabili legate al ruolo dello Stato e dell’amministrazione pubblica: l’83,6% ritiene critica la burocrazia, il 78,9% i tempi della giustizia, mentre il 77,5% indica l’accesso al credito

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