Conclusa a Roma la Giornata nazionale per la sicurezza nei cantieri

Nella giornata di venerdì 26 febbraio si è tenuta a Roma La Giornata nazionale per la sicurezza nei cantieri, promossa da Federarchitetti e organizzata da Federarchitetti Roma con il patrocinio del Presidente della Repubblica, della Presidenza del Consiglio, del Ministero del lavoro, dall’Ordine degli Architetti e dal Comune di Roma.

Nonostante gli stessi dati sulla sicurezza descrivano una situazione in costante miglioramento anche rispetto all’Europa e agli Stati Uniti, per Federarchitetti l’impegno a rendere più sicuro il lavoro in cantiere deve rafforzarsi. Troppo spesso, infatti, la questione viene trattata soltanto sulla scia delle “morti bianche” e dello scalpore che queste suscitano.

Sicurezza, le riflessioni dei professionisti
Sia nell’ambito della progettazione che in quello della gestione vera e propria della sicurezza, in qualità di consulenti esterni delle imprese e degli enti pubblici, i professionisti sono chiamati ad assolvere un compito fondamentale: attuare in concreto la normativa sulla sicurezza. Finora, però, questo ruolo centrale non è mai stato riconosciuto fino in fondo.
Basti pensare che, durante i lavori di formulazione del testo unico sulla sicurezza, le organizzazioni professionali non sono mai state consultate.

Rigore e Formazione: le parole chiave della sicurezza
Nel corso della giornata è emerso come la sicurezza in cantiere sia assai migliorata, anche se vi sono ancora ampi margini di miglioramento.
Due in particolare sono state le parole chiave emerse dal confronto tra i professionisti e il mondo delle costruzioni per portare a livelli ancora maggiore la sicurezza nel cantiere:rigore e formazione.

Il Rigore
Rigore nei controlli degli ispettori e nel lavoro di supervisione che i tecnici (architetti, geometri, ingegneri), svolgono con il ruolo di Coordinatori per la sicurezza, rigore nella redazione dei piani per la sicurezza, rigore nell’attività di docenza per i giovani colleghi che si preparano a lavorare in cantiere. Di frequente, infatti, anche a causa delle parcelle esigue, la predisposizione degli documenti si trasforma in un’operazione di copia-incolla di documenti similari.

La Formazione
Si nota a volte una certa superficialità nei corsi di formazione, dove si tende ad insegnare più come ci si salva dalle visite ispettive che come si costruisce un ponteggio. E se il problema della formazione pesa sia sui docenti che sui professionisti, il futuro della sicurezza passa senz’altro per le maestranze impiegate in edilizia, sempre più di frequente straniere, quindi spesso prive di una formazione adeguata e delle necessarie conoscenze linguistiche.

La sicurezza non è in saldo
La logica del massimo ribasso riguarda, purtroppo, anche la messa in sicurezza dei cantieri. In tal senso, Federarchitetti ha posto con forza il problema delle tariffe minime per i coordinatori della sicurezza, costretti ad accettare compensi ridicoli, pur a fronte di grandi responsabilità professionali.
Il sindacato degli architetti ha chiesto rigore anche ai committenti delle opere e alle imprese esecutrici che, complice la crisi economica, si preoccupano molto dei costi della sicurezza, ma non sempre della qualità delle prestazioni professionali e del contenuto dei documenti fondamentali, come il Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC). Tale documento va indubbiamente snellito e reso più incisivo, tuttavia, se si vuol sicurezza in modo serio, committente e imprenditori devono conoscerlo a fondo, cosa tutt’altro che pacifica. Ciò renderebbe più agevole anche la predisposizione dei Piani Operativi per la Sicurezza (POS), vale a dire i piani di sicurezza delle imprese, il cui scopo è di attuare, nelle diverse fasi del lavoro, le indicazioni del PSC.

Sanzioni severe per chi non fa formazione
Oltre all’obbligo di formazione e di aggiornamento per tutte le parti in causa, Federarchitetti ha proposto anche sanzioni più severe, allargandole anche alle maestranze ed equiparando quelle dei coordinatori per la sicurezza ai datori di lavoro. Inoltre, sempre secondo il sindacato, va introdotto l’obbligo di contestazione immediata delle irregolarità riscontrate in sede di ispezione.

Il decalogo della sicurezza
A conclusione di queste riflessioni critiche Federarchitetti ha proposto un vademecum operativo, Il Decalogo della Sicurezza, che riassume le esperienze sul campo della categoria. Al suo rispetto, il sindacato richiama in primo luogo tutti gli addetti ai lavori dell’edilizia – lavoratori, progettisti, imprenditori – oltre che le istituzioni, gli enti per la sicurezza e i sindacati. Alcune indicazioni sono squisitamente operative, come l’obbligo di mantenere ordinato il cantiere o quello di preoccuparsi di indossare i Dispositivi di protezione individuale; altre, invece, sono quelle più “politiche”, come l’obbligo alla formazione continua e la necessità di valorizzare figure altamente professionali come il Coordinatore della sicurezza.

Il protocollo d’intesa per il monitoraggio della sicurezza nei cantieri
Inoltre, nell’ottica di collaborazione tra le parti che sta alla base della sicurezza sul lavoro, Federarchitetti sottolinea un caso esemplare di cooperazione tra imprenditori, enti locali e professionisti: il Protocollo d’intesa per il monitoraggio della sicurezza nei cantieri, firmato a Ferrara due anni fa. La filosofia di base del protocollo è molto chiara: ogni parte ha un ruolo, legato a quelle che sono le sue competenze, ma si coordina con tutte le altre all’interno di un apposito Comitato, dove si controlla quanto già fatto e il da farsi, mettendo in luce gli eventuali problemi. Un po’ quello che il sindacato degli architetti vorrebbe avvenisse nella pratica professionale di tutti i giorni.

Qualche dato sugli infortuni nei cantieri
Secondo i dati dell’Inail, gli infortuni sul lavoro sono in diminuzione. In particolare, nel settore delle costruzioni il primo semestre del 2009 registra un calo del 15,8% rispetto allo stesso periodo del 2008. Meno eclatante il calo dei casi mortali, che sono in tutto 98, ovvero una riduzione, rispetto al primo semestre 2008, del 3,9%. Nel complesso, però, si parla di 39.382 casi nel settore edile: una cifra che dimostra quanto ancora ci sia da lavorare per la salvaguardia della salute nei cantieri.

Il caso di Roma
Un caso a parte è rappresentato da Roma. La tendenza generale nel Lazio, infatti, sembra confermare i risultati nazionali, attestando il calo degli incidenti in edilizia (-7,4%). Tuttavia, rispetto al Nord che, complice anche la disoccupazione, sembra aver maggiormente beneficiato della diminuzione degli infortuni, il Centro appare comunque in controtendenza, con 107 infortuni mortali nel 2008, la maggior parte dei quali nella provincia di Roma. L’elemento che più sorprende, però, è che l’incidente più frequente è quello in itinere, vale a dire verificatosi durante il percorso casa-lavoro.

Infine, emerge un elemento assai rilevante per l’analisi del problema: sono in aumento gli incidenti che coinvolgono lavoratori stranieri. La tendenza nel Lazio è di 44 casi per 1.000 occupati, contro i 39 degli italiani.

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