Piano Casa

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Veneto: rischio Tar per i comuni che boicottano la legge

Veneto: rischio Tar per i comuni che boicottano la legge

La Regione Veneto si riserva di ricorrere al Tar (Verona 12 novembre 2009) nei confronti di quei comuni che dovessero boicottare il Piano Casa: lo ha anticipato l’assessore regionale alle politiche per il territorio, Renzo Marangon nel corso del suo intervento al convegno La riqualificazione urbana, scenari ed opportunità per le imprese svoltosi nell’ambito del Construction Day di Veronafiere.

Sono oltre 500, su un totale di 581 i comuni che hanno già adottato il Piano- precisa Marangon- e molti altri lo faranno a brevissimo. La legge dava tempo fino al 30 ottobre, ma qualche giorno di ritardo non è un problema. Vedo invece in alcuni casi una volontà di boicottaggio della legge regionale: in questi casi, lo dico fin d’ora, faremo ricorso al Tar”.
Perché, ha sottolineato l’assessore, il Piano casa non è certamente una legge urbanistica mirata alla riqualificazione del territorio, ma pur con i limiti di un provvedimento che ha principalmente una motivazione economica, è inconcepibile che ostacoli posti dalle amministrazioni, tolgano una simile opportunità alle imprese e alle famiglie.

Il 40% delle abitazioni in Italia ha più di 40 anni- sottolinea il professor Bruno Gabrielli, architetto e docente di urbanistica- e il Piano casa ha anche aspetti positivi. Non si possono però nascondere i rischi che derivano da una applicazione indifferenziata sul territorio. È necessario adottarli attraverso scelte comunali, come hanno previsto quasi tutte le regioni, con i Piani Regolatori. Certo questi dovrebbero essere semplici, chiari, e operativi altrimenti si creano gli intoppi burocratici che le aziende e i cittadini lamentano. Ma è necessaria anche una maggior responsabilizzazione dei progettisti”.

Noi vorremmo fare prima di tutto gli imprenditori- attacca Paola Carron vicepresidente di Ance Treviso - invece siamo chiamati a ricoprire ruoli per noi inconsueti: ad esempio di finanziatori e gestori di opere pubbliche. La mia impresa, ad esempio, costruirà e gestirà per 25 anni una piscina. Ho dovuto ricorrere a personale con competenze specifiche. Allora dico, noi facciamo la nostra parte, ma vogliamo che le amministrazioni facciano la loro. Troppa burocrazia, procedure formali che fanno perdere tempo, è ora di cambiare. I progetti poi vanno discussi e condivisi con la popolazione prima della loro approvazione, ed una volta fatte, le scelte debbono essere portate a termine senza continui ripensamenti”.

La riqualificazione urbana è una occasione per migliorare anche la vivibilità delle nostre case e delle nostre città abbattendo le barriere architettoniche - sottolinea Ilaria Segàla coordinatrice di Balab, il laboratorio per l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali - la popolazione invecchia e aumenta il numero di soggetti deboli, è un problema sociale di cui tenere conto anche nel costruire. L’approccio a questi problemi sta cambiando grazie anche ad una progettazione inclusiva, che disegna edifici e luoghi utilizzabili da tutti, e non più soluzioni specifiche per le categorie svantaggiate”.

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