Integrazione tra condensazione e solare a Brescia. Il caso del “Condominio Verde”
“È pronta la nuovissima residenza multiutenza, progettata e realizzata secondo i più avanzati principi della tecnologia ecologica. Potremmo attribuire un fiocco “verde” alla realizzazione inedita che oggi vede la luce: in termini di progettazione architettonica e impiantistica, siamo davvero al top della salvaguardia ambientale”. L’affermazione è di Andrea Avesani, responsabile del settore Energie alternative di Atag Italia, azienda operante nell’ambito di soluzioni impiantistiche caratterizzate da generatori a condensazione ad alto rendimento abbinati alla tecnologia solare.
È proprio Avesani a illustrare la genesi del Residence Valverde, nato dalla collaborazione tra ATAG Italia e lo studio di progettazione Tesis di Brescia.
“La richiesta prevedeva la realizzazione di un condominio costituito da 66 appartamenti: una simile struttura ha richiesto quindi una particolare attenzione alla parte impiantistica, in modo da soddisfare la necessità di bassi consumi energetici e di conseguenza lo scarso impatto inquinante a livello di emissioni di CO2 nell’ambiente. Come avviene tipicamente nelle residenze multiutenza – prosegue Avesani – la richiesta sanitaria giornaliera è particolarmente articolata, prevedendo specifiche esigenze di apporto idrico in considerazione di una serie di parametri quali: il numero di persone previste per ciascun appartamento, la contemporaneità dell’utilizzo, l’incidenza di periodi di punta, ecc.”.
Per rispondere al bisogno indicato è stato realizzato un impianto centralizzato dove confluiscono tutte le fonti energetiche, creando la precedenza per le soluzioni solari.
La soluzione adottata è stata dunque la realizzazione di un impianto dove la richiesta termica dell’edificio viene soddisfatta completamente dal generatore modulare a condensazione da 480 kW, integrando la produzione di calore con un campo di 42 collettori solari piani JODO 250.
In dettaglio, l’impianto solare è caratterizzato dall’utilizzo di diversi collettori solari piani JODO 250, associati in batterie di numero differente a seconda della specifica superficie del tetto, con il compito di integrare la produzione di acqua sanitaria con una quota di copertura annuale pari al 55%. I singoli pannelli utilizzati sono caratterizzati da un assorbitore in rame con una superficie captante di 2,3 mq rivestito con trattamento selettivo T-nox, da un isolamento termico posto sotto e attorno all’assorbitore, dalla presenza di vetro prismatico per ottimizzare il rendimento del collettore qualora l’inclinazione della falda non sia ottimale.
Una prima difficoltà ha riguardato la definizione del posizionamento della superficie totale necessaria per soddisfare la quota di copertura annuale del 55% nelle varie falde caratteristiche di questo edificio. Si è scelto di inserire un numero limitato di collettori solari per ottenere una quota di copertura non elevata e incrementare l’efficienza del sistema Atag inserito nell’edificio: in questo modo la spesa iniziale dell’impianto è stata ridotta, aumentando le ore di lavoro dell’impianto solare per un maggiore sfruttamento dell’energia pulita del sole e abbattendo così i tempi di recupero dell’investimento.
Nello specifico la particolare conformazione del tetto ha reso necessaria la suddivisione del campo collettori in due sottocampi installati sulle due ali dell’edificio orientate a sud e disposte su diversi livelli di altezza; da qui l’energia solare confluisce nella stessa centrale termica dove l’utenza sanitaria viene garantita tramite l’utilizzo di due boiler che ricevono, attraverso il principio della stratificazione, prima l’energia più ecologica e solo in seguito quella fornita dal modulo termico.
Questo frazionamento dei campi collettori ha comportato un’analisi approfondita per equiparare le varie portate dei sottocampi in funzione delle superfici inserite; un altro aspetto fondamentale ha riguardato inoltre l’isolamento delle tubazioni, da prevedere al massimo della performance a livello di contenimento delle dispersioni per evitare che durante la stagione invernale una parte del calore assorbito dai pannelli solari venga disperso durante il percorso tra “tetto solare” e bollitore.
L’altro tassello della “scacchiera impiantistica” è stata la soluzione modulare a condensazione Modulo Atag MAS480RSV. Esso è formato da 8 generatori termici a condensazione posti in cascata e gestiti direttamente dalla regolazione Supervisor che, in funzione delle richieste impiantistiche, definisce l’intervento e la modulazione delle singole caldaie.
“All’interno del Modulo – precisa Andrea Avesani – viene rispettata la concezione, tipica della filosofia Atag, di ottimizzare il rendimento del sistema: infatti, rispetto a soluzioni “non Atag” che in presenza di una richiesta sanitaria azzerano la fornitura di calore agli ambienti e prevedono l’arrivo dei generatori alla massima potenza, Atag Italia preferisce limitare i generatori necessari alla produzione sanitaria facendoli modulare in funzione della temperatura interna ai boiler, mentre tutti gli altri generatori presenti all’interno del Modulo continuano a lavorare sul riscaldamento a bassa temperatura elevando così il rendimento globale dell’impianto termico”.
Le due tecnologie, solare e a condensazione, funzionano dunque in sinergia: il solare integra in continuazione, 365 giorni l’anno, il lavoro del modulo Atag. Nel dettaglio l’impianto solare utilizza costantemente l’energia captata incrementando il livello termico dell’acqua in funzione della stagione, passando da una fornitura più ridotta - ma comunque significativa - durante la stagione invernale fino ad arrivare nelle altre stagioni a una copertura importante. Una scelta vincente, soprattutto nel caso di multiutenze come quella in oggetto, in cui l’utilizzo del solare termico per l’integrazione sanitaria trova un fondamento particolarmente interessante nelle caratteristiche stesse dell’utenza, variegata ma continua durante l’arco della giornata. Non va dimenticata inoltre, nella soluzione proposta, la centralizzazione della fornitura di calore anziché la sua delocalizzazione: «spesso infatti – nelle parole di Avesani –g li impianti prevedono una produzione sanitaria che avviene direttamente all’interno della singola unità abitativa, attraverso l’inserimento nel satellite di zona dello scambiatore a piastre. Questa soluzione però obbliga a mantenere una colonna montante a 80°, per tutto l’anno e per 24 ore al giorno, con un abbassamento drastico del rendimento del sistema e un innalzamento evidente del costo di gestione dell’impianto. Al contrario, la nostra scelta progettuale stabilisce che la produzione sanitaria avvenga nella centrale termica, dalla quale l’acqua calda partirà non a 80° ma a 45°, abbassando le dispersioni termiche e i costi complessivi.
Atag Modulo alto sfuso (scheda tecnica)
Questo articolo è stato inserito il 02/09/2010 nella categoria Cantieri e materiali - Impianti, letto 1018 volte
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