Crisi nera per l'edilizia. La Finanziaria come ancora di salvezza
“Una crisi devastante. L’industria italiana delle costruzioni è in ginocchio. Tutti i suoi comparti produttivi, dalle imprese realizzatrici ai produttori di laterizi, dal legno al vetro, dal calcestruzzo alle macchine di cantiere, dall’impiantistica alla chimica. Per non dire delle società di ingegneria. Tutti hanno visto ridursi drasticamente attività, fatturati e di conseguenza l’occupazione.”
Paolo Buzzetti lancia l’allarme come Presidente di Federcostruzioni, Federazione di Federazioni, che riunisce circa 100 associazioni imprenditoriali, che a loro volta rappresentano 30.000 imprese, con 3 milioni di dipendenti per 370 miliardi di fatturato.
Il presidente di Federcostruzioni ha evidenziato come la produzione industriale relativa alle costruzioni sia calata del 30% in 2 anni.
Per Buzzetti “il fattore che caratterizza questa crisi è la rapidità. E la rapidità e la tempestività dovrebbero essere le virtù di chi deve contrastarla. Invece sono passati sette mesi dagli stati generali e la crisi continua ad erodere il tessuto imprenditoriale con la conseguenza di far schizzare verso l’alto il tasso di disoccupazione.
Parliamo in un anno di 20.000 imprese che hanno abbandonato il sistema rappresentato dalle Casse edili. Parliamo di oltre 100.000 persone che nella nostra filiera hanno già perso il lavoro, corrispondenti a 10 milioni di ore lavorative".
Una crisi che colpisce tutta l’Italia dell’edilizia
Una situazione che riguarda tutte le province anche se la crisi colpisce soprattutto - in valori assoluti - le città e le province metropolitane. Roma ha perso in un anno 8.000 operai, Milano 4.500. Altrettanti, per restare in Lombardia ne perdono complessivamente Bergamo, Varese, Como e Lecco. Le province del Veneto, senza contare Verona, registrano un calo di 3.500 operai. Particolarmente grave appare la situazione dell’Umbria dove complessivamente nelle due province la contrazione riguarda 4.000 operai su n totale di circa 14.500 iscritti.
Di fronte a questa situazione, Buzzetti ha lanciato un forte grido d'allarme al Governo. “A sette mesi dagli Stati generali delle costruzioni il bilancio della politica appare decisamente deficitario. L’occasione per rimediare potrebbe essere la Legge Finanziaria attualmente all’esame del Parlamento. Il settore ha bisogno di risorse. Niente aiuti sul fronte della fiscalità, meno risorse per le opere pubbliche, niente incentivi, tranne che all’automobile. Scelte per molti versi incomprensibili soprattutto nelle motivazioni. Si vuole difendere l’occupazione, si deve guardare ai settori più a rischio? Ebbene di fronte a questi numeri - ben più rilevanti di quelli di altri settori che continuano ad essere destinatari di aiuti e sostegno, a questa situazione che si fa sempre più drammatica di giorno in giorno, si continua a fare finta di nulla e a ripercorrere strade che già nel passato si sono dimostrate di retroguardia, incapaci di dare vitalità alla nostra economia.”
Le richieste del mondo della produzione
Le principali richieste della filiera delle costruzioni nell’ambito della Finanziaria: nuovi ammortizzatori sociali (sei mesi di cassa integrazione), pagamento dei debiti della pubblica amministrazione, puntare su politiche che valorizzino l’innovazione tecnologica e in particolare che guardino alla priorità della riduzione dei consumi energetici e quindi si riconfermino gli incentivi alla riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare, allargare
gli incentivi anche al settore dei macchinari e impianti per l'edilizia.
Questo articolo è stato inserito il 02/12/2009 nella categoria Cantieri e materiali - Tendenze e news, letto 2213 volte
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